MUSICA DEGENERATA
il Nonetto di Rudolf Karel, la musica della speranza
Il 27 gennaio 1945 il campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, è liberato dalle truppe sovietiche e al mondo si presenta l’orrore del macabro disegno nazista contro il popolo ebraico. Questo evento si è trasformato in una data simbolica, il Giorno della Memoria, per ricordare alle giovani generazioni le vittime della Shoah, la colpa più grave che l’umanità si porta addosso a causa del progetto di annientamento del popolo ebraico operato dalla Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tutto ciò non riuscì a fermare le vittime dell’antisemitismo i quali continuarono a esprimersi attraverso la letteratura, l’arte, la musica.
Con l’espressione Musica degenerata si intende tutti quei brani composti nei ghetti, nei campi di concentramento, in prigione o in esilio, che esprimono lo sgomento di fronte alle persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei, rom, omosessuali, cioè di tutti quegli individui ritenuti biologicamente “inferiori” e quindi destinati a servire gli assertori di una presunta “purezza” da perpetuare attraverso l’arroganza delle armi.
All’ascesa al potere nel 1933 di Adolf Hitler, seguirono in campo artistico azioni il cui scopo era quello di ripulire la cultura della cosiddetta “degenerazione”. Molti artisti furono licenziati dai loro posti di insegnamento, anche in conseguenza della promulgazione delle Leggi di Norimberga del 1935. Nel Reich non ci fu più posto per sperimentazioni “moderniste”, cioè di quelle opere che insulterebbero il sentimento tedesco dell’arte, rivelando un’assenza di adeguate abilità tecniche e formali. E così il diverso della pittura o della musica, il gesto espressionistico e la libera dissonanza finirono per diventare motivo di persecuzione.
A differenza degli altri lager, a Terezín i nazisti vollero creare un “campo modello” in cui si realizza un bizzarro innesto di arte e di morte. Qui finirono musicisti tra i quali il compositore Rudolf Karel, ultimo allievo di Dvorak e autore di brani per pianoforte, per orchestra, opere teatrali e numerose pagine cameristiche tra cui il Nonetto per fiati e archi composto tra gennaio e febbraio del 1945.
Alle note di Karel, riverberi di coscienza che creano onde di poesia, fanno da contrappunto, durante lo svolgimento dello spettacolo interattivo Musica degenerata, alcuni significativi dipinti di Otto Dix, Max Beckmann, David Olère, Charlotte Salomon, Marc Chagall e Pasquale Di Renzo, sull’onda di una personale rielaborazione che coniuga memoria storica e sentimento poetico, denuncia e consapevolezza che ciò che è accaduto non deve mai più accadere.
Ad affiancare il significativo Nonett di Karel, scritto su carta igienica con schegge di legno strappate da una tavola del pavimento e annerite dal carbone animale, due brani di Carmen Fizzarotti e Simone Camarda in prima esecuzione assoluta.
Il messaggio che ci lascia Rudol Karel è che l’umanità ha bisogno dell’arte e della bellezza che non possono essere fermate dalla ferocia intellettuale di uomini malvagi. Messaggio che arriva fino ai giorni nostri stimolando la composizione di due nuovi brani per lo stesso organico.
Antonia Recchia, flauto
Giusi Renna, oboe
Ilenia Legrottaglie, clarinetto
Stefano Giacovelli, corno
Gianluca Specchia, fagotto
Flavio Maddonni, violino
Emilio Turi, viola
Giulio Scialpi, violoncello
Dunja Popovic, contrabasso
Leonardo Grittani, Mafalda Baccaro, Domenico Locaputo direttori
Simone Camarda e Carmen Fizzarotti, compositori
Matteo Summa, testi e voce recitante
Scelta dei dipinti a cura di Filomena Di Renzo
Rudolf Karel (1880 – 1945)
Nonett (1945)
Allegro con fuoco
Andante
Molto allegro
Composizioni commissionate a
Simone Camarda (1971)
Carmen Fizzarotti (1992)


